La Convenzione sulla Diversità Biologica
(CBD), firmata a Rio de Janeiro nel giugno 1992
nel corso del Congresso delle Nazioni Unite sullAmbiente
e lo Sviluppo (UNCED), ha per obiettivi la conservazione
della diversità biologica e l'utilizzazione durevole
dei suoi elementi. Essa regola i princìpi per la
giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dallutilizzo
delle risorse genetiche (soprattutto quelle destinate
ad uso commerciale), e si occupa anche del settore delle
biotecnologie, in rapida espansione, regolamentando lo
sviluppo e lo scambio di informazioni, la ridistribuzione
dei benefici, e la biosicurezza.
Il Trattato (EN
; FR
; ES
), legalmente vincolante, è diventato il punto
di riferimento delle politiche ambientali internazionali
in tema di biodiversità. Esso copre tutti gli aspetti
della diversità biologica (risorse genetiche, specie
ed ecosistemi) ed ha come obiettivi:
- assicurare la conservazione della biodiversità
sia in
situ (Art.
8) che ex
situ (Art.
9) ;
- garantire l'utilizzo sostenibile delle componenti della
diversità biologica;
- garantire la corretta ed equa ripartizione dei vantaggi
derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche a
livello globale.
Per raggiungere questi obiettivi, la Convenzione, sottoscritta
da 188
Stati, promuove una rinnovata collaborazione tra le
Parti contraenti.Ad ogni Stato è chiesto, conformemente
alle sue condizioni e capacità particolari, di
(Art. 6 e 7):
- elaborare strategie, piani o programmi nazionali volti
a garantire la conservazione e l'utilizzazione durevole
della diversità biologica oppure adattare a questo
fine le strategie, i piani o i programmi esistenti;
- integrare, per quanto possibile e opportuno, la conservazione
e l'utilizzazione durevole della diversità biologica
nei suoi piani, programmi e politiche settoriali o plurisettoriali
pertinenti;
- identificare gli elementi importanti della diversità
biologica ai fini della conservazione e di un'utilizzazione
durevole, tenendo presente l'elenco indicativo di categorie
di cui allAllegato
I ;
- controllare, mediante campionamento ed altre tecniche,
gli elementi costitutivi della diversità biologica
identificati, prestando particolare attenzione a quegli
elementi che richiedono urgenti misure di conservazione
e a quelli che offrono maggiori possibilità di
utilizzazione durevole;
- identificare i processi e le categorie di attività
che hanno o rischiano di avere gravi impatti negativi
sulla conservazione e l'utilizzazione durevole della diversità
biologica, e sorvegliare i loro effetti prelevando campioni
ed utilizzando altre tecniche;
- conservare e gestire, con qualsiasi mezzo, i dati derivati
dalle attività di identificazione e di controllo
conformemente ai punti sopra elencati.
Ogni Parte contraente deve inoltre adottare, per quanto
possibile, misure economicamente e socialmente positive,
che siano di stimolo alla conservazione e all'utilizzazione
durevole degli elementi costitutivi della diversità
biologica (Art. 11).
La Convenzione prevede inoltre, da parte dei Paesi aderenti
(Art. 12):
- la preparazione e lo svolgimento di programmi di istruzione
scientifica e tecnica e di formazione nelle misure volte
all'identificazione, alla conservazione e all'utilizzazione
durevole della diversità biologica e dei suoi elementi
costitutivi, nonché gli aiuti per tale istruzione
e formazione adattate alle esigenze specifiche dei Paesi
in via di sviluppo;
- la promozione della ricerca che contribuisce alla conservazione
e all'utilizzazione durevole della diversità biologica,
in particolare nei Paesi in via di sviluppo;
- che venga sviluppato lo sfruttamento dei progressi della
ricerca scientifica sulla diversità biologica,
mettendo a punto metodi di conservazione e di sfruttamento
durevole della diversità biologica, e che venga
promossa la cooperazione a tale scopo.
Gli arbitrati e le conciliazioni sono regolate dallAllegato
II (rispettivamente: Parte
1 e Parte
2).
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| La
Convenzione sulla Diversità Biologica è
il primo accordo globale che riconosce il rischio
rappresentato per levoluzione della specie umana
dal continuo degradarsi degli habitat naturali e dalla
progressiva estinzione delle specie animali e vegetali.
Essa ricorda agli uomini di potere che le risorse
naturali non sono infinite ed indica una nuova filosofia
per il 21° secolo, quella delluso sostenibile,
sottolineando il ruolo delle comunità locali
e delle popolazioni autoctone in materia di conservazione
della biodiversità. (© 2005 Martino Coppola
di Canzano e Nicola Valdevit). |
Per quanto concerne la salvaguardia del mondo vegetale,
lapporto della Convenzione sulla Diversità
Biologica è decisamente notevole. Tra le varie
decisioni prese sullargomento spicca quella adottata
nel 2002 a The Hague (Paesi Bassi) dalla sesta Conferenza
delle Parti alla CBD: la Strategia Globale
per la Conservazione delle Piante (decisione VI/9:
The
Global Plant Conservation Strategy - GSPC ).
La GSPC è un progetto a lungo termine concepito
per fermare lattuale continuo declino della diversità
vegetale; tra i 16 diversi obiettivi che essa si prefigge
(vedi Appendice),
quelli da raggiungere entro il 2010 sono:
- comprendere e documentare la diversità vegetale;
- conservare la diversità vegetale;
- usare in modo sostenibile le risorse vegetali;
- promuovere leducazione e sensibilizzare lopinione
pubblica alla diversità vegetale;
- costruire le capacità per la conservazione della
diversità vegetale.
Particolarmente importanti risultano, inoltre, gli obiettivi
che prevedono la conservazione sia in-situ che ex-situ
del 60 % delle specie vegetali minacciate del mondo, e
linclusione del 10% di queste in programmi di recupero
e restauro.
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| Finalmente
le piante, riconosciute universalmente come una risorsa
essenziale per il pianeta, sono al centro della scena.
Foto (da sinistra): Ramonda myconi (© 2005 Mònica
Casanovas - IJBB); Gallerie e forteti ripari meridionali
(Nerio-Tamaricetea e Securinegion tinctoriae)(©
2005 G. Bacchetta - CCB); Armeria sulcitana (©
2005 G. Bacchetta - CCB). |
" Nel 2002, al vertice mondiale
sullo sviluppo sostenibile di Johannesburg, i Capi di
Stato di tutto il mondo si sono accordati sulla necessità
di ridurre sensibilmente il declino della biodiversità
da qui al 2010. La Convenzione sulla Diversità
Biologica è stata unanimemente considerata come
lo strumento principale in questo campo."
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