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| Conservazione "ex
situ" versus "in situ" |
La Conservazione si attua attraverso un campo
dazione complesso ed articolato. Le tecniche
di conservazione in situ ed ex
situ, pur fondamentali per la salvaguardia delle
specie, presentano però punti deboli. La conservazione
in situ, efficace quando il numero di individui è
sufficientemente ampio, trova una grossa limitazione nel
problema della frammentazione
degli habitat e nella conseguente contrazione
delle popolazioni; essa risulta infatti inadeguata se
il numero degli esemplari è troppo esiguo poiché
in questo caso si incorre nella deriva
genetica. Nella conservazione ex situ, invece,
a causa della mancata interazione individuo/ambiente,
si mantiene solo una parte della variabilità genetica
dei taxa.
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| Foto
(da sinistra): esempio di conservazione in situ,
il Parco fluviale dellAlcantara (Sicilia) (©
2005 Giovanni Spampinato - DBUC); esempio di conservazione
ex situ, coltura protetta della Banc de
Llavors Forestals Generalitat Valenciana (Spagna) (©
2005 Pablo Ferrer - CIEF). |
Per avere la massima probabilità di successo, le
due tecniche dovrebbero essere applicate sul territorio
in maniera sinergica, concretizzandosi in un continuum
che, al lato pratico, possiamo così riassumere:
- salvaguardare lhabitat in cui la specie può
vivere e riprodursi tramite adeguati provvedimenti legislativi
(Parchi, AreeProtette, etc.);
- studiare i motivi che hanno causato la regressione della
specie in natura e/o che ne impediscono la riproduzione
spontanea;
- raccogliere semi o propaguli, senza danneggiare la popolazione
originale, ed allevarne ex situ un numero elevato
diindividui;
- reinserire la specie nellhabitat naturale,
prestando le cure necessarie ad assicurarne il definitivo
attecchimento.Solo attraverso la stretta collaborazione
tra i centri di conservazione ex situ ed i centri
di sperimentazione e di impiego in situ, come auspicato
dallart.
9 della Convenzione sulla Diversità Biologica,
si potranno ottenere i risultati sperati.
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In-situ
vs. ex-situ: mentre la maggior parte dei centri di conservazione
ex situ si trova nei paesi industrializzati,
i centri deputati alla conservazione in situ
sono dislocati soprattutto ai tropici (nei Paesi in
via di sviluppo). Questa discrepanza, evidenziata nella
mappa che confronta la distribuzione di più di
500 importanti Giardini Botanici con la ricchezza di
piante vascolari nel mondo, rappresenta una grande opportunità,
ma anche una grossa responsabilità su cui la
Convenzione sulla Biodiversità si è soffermata
in alcuni dei suoi articoli (15-19).
(Tratto da: BIOMAPS
- Biodiversity Mapping for Protection and Sustainable
Use of Natural Resources) |
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Fonti:
Battisti C. (2004) - Frammentazione ambientale, connettività,
reti ecologiche. Un contributo teorico e metodologico con
particolare riferimento alla fauna selvatica. (Provincia di
Roma, Assessorato alle politiche ambientali, Agricoltura e
Protezione civile) -
link
Giuseppe L. Pesce: LEvoluzione: Deriva genetica ed Effetto
del Fondatore - link
Plant research international - Dynamics of Plant Dispersal
related traits in fragmented European habitats - link
Convention on Biological Diversity:Convention Text - link
Piano Nazionale sulla Biodiversità: 4 - Conservazione
in situ - link
Piano Nazionale sulla Biodiversità: 7 - Conservazione
ex situ - link
Orti Botanici e strategia della conservazione - link
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