HomeProgettoBiodiversitàConservazioneNormativaBancaLinks

Area riservataNewsForumContatti
BIODIVERSITA'
Introduzione
Definizione
Origine
Distribuzione
Importanza
Riduzione e cause
Liste Rosse e Liste blu
Hotspots
Una risorsa inestimabile
 
Bibliografia
 
Hotspots


A fronte del gran numero di specie in pericolo di estinzione i fondi destinati alla tutela della biodiversità sono insufficienti, risulta cruciale allora, definire delle priorità di conservazione.

Nel 1988 l’ecologista inglese Norman Myers cercò di affrontare il problema partendo dalla teoria che la biodiversità potesse essere tutelata, con un notevole risparmio rispetto ad altre strategie, attraverso la conservazione di aree relativamente circoscritte del pianeta, i cosiddetti“biodiversity hotspots” (punti caldi di biodiversità).

Per essere classificata come hotspot, una zona deve presentare un alto numero di specie endemiche ed avere subito un’imponente distruzione dell’habitat originale. Seguendo questo criterio, Myers ha identificato ben 25 hotspots; ogni hotspot presenta almeno lo 0,5% di piante vascolari endemiche, ed è ad “alto rischio” avendo perso almeno il 70% della sua copertura vegetale primaria (Myers N., et al. 2000).


Pur rappresentando solo l’1,4% delle terre emerse, i 25 hotspots identificati da Myers costituiscono l’habitat residuo del 44% delle specie di piante vascolari e del 35% delle specie di vertebrati conosciuti ad oggi. Il 38% della superficie degli hotspots cade in aree protette (Parchi e riserve), mentre il 68% si trova in zone prive di qualsiasi protezione (Myers N., et al. 2000).


L’organizzazione Conservation International (C.I.), impegnata nella salvaguardia della biodiversità, adottò sin dal 1989 questa teoria; recentemente C.I. ha aumentato il numero degli hotspots da 25 a 34, a seguito di una rivisitazione condotta da circa 400 specialisti e durata quattro anni. link

Complessivamente questi hotspots rappresentano solo il 2.3 % della superficie terrestre, ma si stima che il 50% di tutte le piante vascolari ed il 42% dei vertebrati terrestri siano esclusivi di queste zone.



Priorità di conservazione: i 34 hotspots, i più ricchi e maggiormente minacciati “serbatoi” di biodiversità della Terra. (Per accedere alla mappa interattiva andare a: http://www.biodiversityhotspots.org/xp/Hotspots e cliccare sull’immagine). (Cartina © 2005 Conservation International).





Il Bacino del Mediterraneo


Come altri ecosistemi di tipo “mediterraneo” questo hotspot, presenta alti livelli di biodiversità per quanto concerne le piante vascolari mentre, rispetto ad altri, risulta meno ricco in mammiferi e uccelli. Delle 22.500 specie di piante vascolari presenti circa 13.000 sono endemiche, concentrate soprattutto nelle isole, penisole, scogliere rocciose e sulle vette delle montagne.

L’hotspot del Bacino del Mediterraneo è caratterizzato da un nucleo centrale e da 10 mini- hotspots , che pur rappresentando solo circa il 22 % dell'area totale del Bacino, ospitano qualcosa come 5.500 specie di piante endemiche, ovvero il 44% di quelle presenti complessivamente nel Mediterraneo, e risultano perciò essere “i punti più caldi del Mediterraneo”.



L’hotspot del Bacino del Mediterraneo si estende dal Portogallo alla Giordania e dalle Isole Canarie all’Italia del Nord; esso comprende Cipro, più del 90% della Grecia, del Libano e del Portogallo, ma meno del 10% della Francia, dell’Algeria e della Libia. Degli originali 2,085,292 km² ne rimangono solo 98,009 da “salvare”. (Cartina © 2005 Conservation International).



In passato la maggior parte di questo hotspot era coperto da foreste sempreverdi di querce, conifere, e da foreste decidue. L’uomo ne ha modificato pesantemente il profilo ed oggi il tipo di vegetazione più diffuso è la macchia (matorral o maquis), costituita da dense formazioni arbustive di specie a foglia coriacea (sclerofille) che comprende rappresentanti dei generi Juniperus, Myrtus, Olea, Phillyrea, Pistacia e Quercus.




Matorral arborescenti a Juniperus spp.
(© 2005 Gianni Bacchetta - CCB).



Alcuni componenti importanti della vegetazione mediterranea (specie dei generi Arbutus, Calluna, Ceratonia, Chamaerops e Laurus) sono in realtà relitti dalle antiche foreste che coprivano il Bacino due milioni di anni fa. I frequenti incendi hanno portato all’affermarsi di specie come la quercia spinosa (Quercus coccifera), il cisto (Cistus spp.) o il Sarcopoterium spinosum, che rigenerano velocemente dopo il passaggio del fuoco.




La Regione Mediterranea presenta un’elevata ricchezza in specie arboree endemiche (201 su 290 specie indigene); tra le più interessanti troviamo il Cedro del Libano (Cedrus libani © Pietro Pavone - DBUC), l’albero di Argan (Argania spinosa ©2003-2004 LabMagazine.com) e la palma da datteri di Creta (Phoenix theophrasti - © C. Fournaraki - MAICh) l'unica palma originaria del Mediterraneo.



Fonti:
Myers Norman et al. (2000) - Biodiversity hotspots for conservation priorities – link
Conservation International: Biodiversity Hotspots – link
Conservation International: Biodiversity Hotspots - Hotspots Science - link
Conservation International: Press Releases “Biodiversity Hotspots Identify Conservation Priorities” - link Conservation International: Hotspots Revisited: Earth's Biologically Richest and Most Threatened Terrestrial Ecoregions -link
Conservation International: Biodiversity Hotspots - The most remarkable places on Earth are also the most threatened. - link
Conservation International: Biodiversity Hotspots - Mediterranean Basin - Overview - link
Conservation International: Biodiversity Hotspots - Mediterranean Basin - Unique and threatened biodiversity - link
FOCUS.Ambiente: Ehrlich Paul R. (estratti) - I benefici della biodiversità. - link
People & the Planet - Biodiversity hotspots revealed. By Russell Mittermeier, Ian Bowles and William Konstant (2001) - link
 
  @ 2005 Made by Mediaetna | Credits