Benché le informazioni sulla distribuzione
delle specie siano ancora incomplete, l’unico dato
certo è che sulla Terra la ricchezza di specie tende
ad aumentare passando dai poli all’equatore. La diversità
aumenta con la quantità di energia solare, con la
stabilità del clima e la superficie disponibile,
secondo il modello di distribuzione conosciuto come “piramide
della biodiversità”. Questi tre parametri trovano
la loro massima integrazione in un’area relativamente
ristretta corrispondente a quella delle foreste pluviali
tropicali dove è presente una biodiversità,
desunta dalla loro produttività annua, che è
doppia rispetto a quella delle regioni temperate (Dallai
R., 2005).
Muovendosi dall’equatore verso i
poli si trovano popolazioni sempre più numerose ma
decresce il numero di specie. La biodiversità tende
inoltre a diminuire con l’aumentare dell’altitudine,
e varia anche in funzione delle precipitazioni e dei livelli
di nutrienti.
Il mare, solo in apparenza omogeneo, nasconde una biodiversità
che in certe zone sfida la ricchezza di specie presente
sulle terre emerse.
Negli ecosistemi marini la distribuzione delle specie dipende
da parametri quali: temperatura, salinità, penetrazione
della luce solare, percentuale di gas e nutrienti disciolti,
pressione idrostatica, idrodinamismo, e tipo di substrato
(per gli organismi bentonici).
(© 2005 Martino
Coppola di Canzano)
Volendo generalizzare si può dire che la biodiversità
è bassa nelle comunità transitorie, sfruttate
o soggette a condizioni ambientali molto fluttuanti, mentre
è massima in regioni come quella indo-pacifica tropicale
dove le condizioni ecologiche risultano stabili da sempre,
non essendoci state né glaciazioni né perturbazioni
tettoniche (Márquez, G. 1996).